Investimenti, scenari emergenti e mosse di mercato, l’avvocato Massimiliano Macaione, Partner – Gianni & Origoni, condivide una fotografia dei trend che stanno caratterizzando il mondo dell’hospitality italiana, da osservatore privilegiato che cura importanti operazioni di M&A per il settore.
Nuovi brand in pista
In prima battuta, la sua analisi ha preso in esame l’evoluzione dell’offerta luxury in alcune delle nostre città: “A Roma, in questo momento, ci sono più di 40 hotel a 5 stelle e tutto questo ha sfatato la ricostruzione di chi sosteneva che le singole fette della torta si sarebbero ristrette – ha spiegato -. Al contrario, si sono allargate. E i ritorni, per tutti, si possono apprezzare. La verità è che quando nell’hospitality arrivano nuovi brand, non è vero che si scomodano quelli già esistenti, ma si apre ad un mercato che prima non c’era. Adesso, nel caso di Roma, c’è, ed ecco perché nella Capitale sono arrivati anche il Corinthia Rome, a Campo Marzio, e debutterà a Piazza San Silvestro il Four Seasons”.
La proliferazione dei brand
Altro tema, la proliferazione dei marchi, soprattutto nell’ultraluxury. Un trend nel trend secondo Macaione: “Se oggi Accor ha 57 brand, Hilton 20, Ihg 12 e Wyndham 30, un motivo c’è – ha detto -. Il punto è che non serve creare nuovi brand se ce ne sono molti che hanno già ricevuto dal mercato il marchio del successo. Non è conveniente chiudere marchi che drenano clientela, perché non sono in sovrapposizione. E’ conveniente piuttosto acquisirli, e puntare all’espansione. E’ stata questa la logica che ha dato vita anche alla joint venture, di cui abbiamo seguito i profili di diritto italiano, che ha portato Lefay Resorts & Residences all’interno del portafoglio Marriott. Il completamento di questa operazione – ha commentato l’avvocato – rappresenta un passaggio significativo nella strategia di Marriott per rafforzare la propria presenza nel segmento wellness, introducendo Lefay come primo brand interamente dedicato al benessere di lusso”.
Parola d’ordine: mix
Sul fronte investimenti e riconversioni immobiliari, Massimiliano Macaione individua una tendenza molto interessante spiegando che, a cinque anni dalla fine della pandemia, tutti hanno capito che gli uffici non torneranno più come erano prima e che non sarà più così facile affittarli: “Oggi gli immobili che in passato erano destinati a questo segmento – sostiene -, vengono acquistati per essere trasformati in strutture capaci di offrire un mix di asset class. E indietro non si tornerà”. Il nostro Paese assisterà in particolare, ad una grande stagione di branded residences, ne è convinto l’Avvocato: “Le tendenze in atto rivelano un fortissimo appeal del Belpaese per gli investitori, con tentativi già molto avanzati, ad esempio, in Sicilia – ha affermato -. Anche se, a livello internazionale, il legame storico tra hotel di lusso e branded residences si sta progressivamente allentando, in Italia si è ancora lontani dallo sviluppo di progetti residenziali di marca stand alone, ovvero completamente autonomi e privi di una struttura alberghiera co-localizzata. Solitamente è prevista la presenza di un hotel contiguo alla residenza”.
Questione di comunicazione
La discussione, Macaione la conclude con un tema a lui molto caro: l’overtourism in Italia. “Certo che esiste – ha detto -. Ma se è vero che il turismo è il nostro petrolio, è altrettanto vero che come il petrolio ha dei costi e delle ricadute. Bisogna dunque imparare a gestirlo, senza demonizzarlo. L’industry non deve buttare alle ortiche, a causa di una comunicazione sbagliata, tutte le opportunità che gli vengono offerte, deve solo cercare di evitare storture. Occorrerà poi lavorare con impegno alla trasformazione dei tessuti urbani del nostro Paese, quello di Venezia ad esempio, è il medesimo del 1797, risale cioè a tre secoli fa, e non può certo supportare una mole di flussi turistici come quella attuale. Mi chiedo allora – ha concluso – se stiamo forse perdendo di vista le criticità reali del sistema quando puntiamo il dito contro il sovraffollamento delle nostre città”.
Alessandra Tesan

















