Il Piano strategico nazionale per le aree interne (Psnai), datato marzo 2025 e firmato dal ministro per gli affari Europei, Pnrr e Politiche di coesione Tommaso Foti, ha tracciato una linea netta: in alcune aree del Mezzogiorno non sarà più possibile “salvare tutto”.
Spesso la risposta a questo ineluttabile declino è il turismo, ma non sempre è possibile (o ha senso).
Situazione critica per il Sud
Il documento parla chiaro: tra 10 anni quasi il 90% dei comuni delle aree interne del Mezzogiorno subirà un calo demografico, con quote che raggiungeranno il 92,6% nei comuni ultraperiferici.
L’obiettivo, oggi, non è tanto “preservare a tutti i costi”, ma accompagnare un cambiamento profondo, anche accettando in alcuni casi un abbandono graduale e controllato.
Non tutto è perduto
Alcuni territori stanno trovando risposte nuove grazie al turismo, all’arrivo di nuovi cittadini e a visioni imprenditoriali ibride, spesso straniere.
Realtà come Ruralis, strartup fondata da Nicolas Verderosa che offre soluzioni all in one a proprietari di case in zone rurali dando supporto totale nell’affitto dell’immobile per fini turistici, così come Its Italy, lifestyle company che promuove investimenti sia di individui sia di istituzioni estere in borghi e centri storici italiani, raccontano un’Italia che non si rassegna e che punta su rigenerazione vera.
Proviamo a capirne di più con qualche esempio.
Nuova identità grazie alla visione locale
Caprarica è un piccolo borgo salentino colpito duramente dalla Xylella, ma che negli ultimi tre anni ha scelto la via della resilienza. Non si è limitato a una campagna di promozione: ha costruito un sistema. Con il supporto di Its Italy e la guida del sindaco Paolo Greco, Caprarica ha rilanciato antichi frantoi, avviato percorsi sul turismo esperienziale e ora guarda persino al tartufo nero del Salento.
Il risultato? Oltre 12 operazioni immobiliari avviate, e l’arrivo di designer, freelance e professionisti da Paesi Bassi, Uk e Usa, attratti da un modello di vita ibrido e sostenibile.
Alcuni hanno riattivato antichi mestieri, altri affittano case a nuovi visitatori. Ma l’orgoglio più grande è un progetto in arrivo: il rilancio della scuola media, destinata a diventare un centro di formazione imprenditoriale per giovani del territorio. Un esempio concreto di rigenerazione sistemica, dove qualità della vita e microeconomia locale vanno di pari passo.
Da “case a un euro” a comunità attiva
Mussomeli, in Sicilia, è salita alle cronache per essere una delle prime città italiane a proporre il modello delle case a 1 euro. Ma il vero cambiamento è avvenuto dopo il clamore mediatico, quando si è creato un nucleo di nuovi residenti, italiani rientrati dall’estero e stranieri in cerca di senso e partecipazione.
Qui Its Italy ha già gestito oltre 20 operazioni immobiliari. Alcune case sono diventate spazi per nomadi digitali, altre ospitalità condivisa. Ma ciò che ha fatto la differenza è l’attivazione sociale, grazie a iniziative come la Social Kitchen. La media anagrafica dei nuovi arrivi è di 42 anni. Non pensionati, ma professionisti, famiglie, freelance. Non cercano solo bellezza ma una comunità e un progetto di vita a lungo termine.
Dove investono davvero gli stranieri
Sebbene alcune iniziative abbiamo dato i loro frutti non va banalizzato il tema del “piccolo borgo” che torna a vivere con semplici investimenti o grazie a un turismo slow.
“L’interesse degli stranieri per i borghi italiani è forte, ma spesso superficiale. Funzionano ancora i cliché della nonna che fa la pasta, o il tramonto toscano, ma la realtà è più complessa. Chi vuole vivere davvero in Italia si scontra con burocrazia, servizi carenti e poca accoglienza strutturata” spiega Matteo Cerri, co-founder di Its Italy, realtà che accompagna i nuovi cittadini creando le condizioni per viverci davvero.
Le zone più ricercate?
“Toscana e Salento su tutte anche se crescono anche Marche, Umbria, Sicilia e alcune aree interne del Piemonte. Gli stranieri oggi non cercano solo “il bello”, ma luoghi dove c’è già movimento, rete, digitalizzazione, progetti credibili” racconta Cerri.
La domanda è alta: Its Italy ha ricevuto richieste da oltre 90 comuni ma l’offerta resta debole, frammentata e spesso legata a logiche speculative. Per questo servono player capaci di fare sistema e visione a lungo termine.
Cosa serve per rigenerare i borghi italiani
Perché la rinascita delle aree interne sia duratura, servono azioni coordinate tra pubblico e privato. Dal lato pubblico: meno burocrazia, infrastrutture minime garantite (connessioni, sanità, mobilità), e una collaborazione seria con chi lavora da anni sul territorio. Dal lato privato: visione industriale, capitale paziente, servizi integrati, comunicazione semplice per chi arriva dall’estero.
La via del turismo rurale
Il turismo rurale è uno dei punti chiave per lo sviluppo dei nostri territori più periferici e meno battuti, e ben si prestano ad una narrazione come risposta all’overtourism ma non sempre le condizioni sono favoreli. “I turisti interessati a soggiornare nelle aree rurali sono in costante crescita, soprattutto dopo la pandemia di Covid‑19, quando abbiamo riscoperto il valore di trascorrere le vacanze nella quiete della natura – spiega Nicolas Verderosa ceo di Ruralis.com. – Il vero ostacolo allo sviluppo di questi territori è l’insufficienza dell’offerta ricettiva: molti proprietari di immobili, spesso ereditati, non investono perché non credono o non colgono pienamente la bellezza che li circonda. Il viaggiatore di oggi esige qualità. L’aria condizionata e un alloggio accogliente sono ormai soltanto il punto di partenza di una esperienza di soggiorno più completa”.
Alcuni borghi sono destinati a spegnersi, e va accettato. Altri hanno ancora un cuore vivo e il turismo può essere il motore per far ripartire questa rinascita.
Francesca Motta






















