L’esperimento di Instagram: come vendere l’isola che non c’è

Con Instagram si può vendere qualsiasi destinazione, anche quella con minore attrattività o che addirittura non esiste. È una provocazione, ma lo Iaad – Istituto d'Arte Applicata e Design di Bologna ci ha provato e ci è riuscita. Talvolta strutture alberghiere, enti del turismo e destinazioni hanno tra le mani una grande potenzialità ma non la sanno sfruttare. Da questo presupposto il docente Riccardo Pirazzoli, insieme ai suoi studenti, ha analizzato i profili Instagram di questa tipologia e ha dato vita a un esperimento paradossale ma che dovrebbe far riflettere. “Gli enti turistici solitamente ripostano i contenuti della propria community senza generare nulla di autentico o creativo – afferma Pirazzoli -. Tra le aziende (tour operator, bed & breakfast e hotel) abbiamo individuato tre categorie di profili: low level che non utilizzano strumenti per interagire con gli utenti, medium level dove manca la consapevolezza nell’impiego dei diversi tool e high level con pagine dal design empatico, emotivo e di grande interazione. Infine per quanto riguarda i luoghi ci sono differenze tra i profili ufficiali e quelli amatoriali: i primi puntano sulla qualità dei contenuti con frequenti link a landing page, i secondi invece optano per sondaggi e gif con un modo di interagire decisamente più amichevole”.
Instagram però non è solo un social, è anche uno strumento utile per trasformare in acquisto il traffico generato sulla propria pagina. Per monetizzare è indispensabile un approccio multi piattaforma integrato, detto ‘funnel’: ovvero una sequenza di azioni online che un utente deve fare per arrivare all’acquisto finale. “Per dare prova di questo abbiamo condotto un esperimento cercando di promuover su Instagram quattro destinazioni, non solo senza appeal ma che addirittura non esistono – prosegue Pirazzoli -. Si tratta di: Fele City la periferia di una città, Borgo Bozzetto un paesino di collina, Haora una spiaggia afflitta dal problema delle alghe e Antro una montagna difficilmente raggiungibile – spiega Pirazzoli -. In questi quattro casi abbiamo cercato di rafforzare la brand awarness, inserito link in bio alla pagina Instagram per incentivare l’utente a navigare sul nostro sito, fatto Instagram Stories con call to action, mandato newsletter, linkato profili Facebook, creato eventi o gadget personalizzati, fidelizzato clienti con l’invio di codici sconto, segmentato l’invio di newsletter e mandato mail di remind a chi non avesse completato l’acquisto. Operazioni fondamentali che hanno realmente funzionato per prodotti che abbiamo inventato ad hoc, ma che per destinazioni e hotel reali possono creare un engagement per incrementare il proprio business”.   

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